Un buon ristorante si riconosce
dall’olio evo che utilizza

10/10/2017
‘Vogliamo l’olio di qualità nella ristorazione!’ è questo l’appello lanciato con un video pubblicato sulla nostra pagina facebook da Maria Lisa Clodoveo, ricercatrice del dipartimento di Scienze Agro – Ambientali e Territoriali dell’Università di Bari e direttore dello short master ‘La scienza dell’olio di oliva in cucina’. Purtroppo, in barba alla legge, oggi è ancora frequente trovare al ristorante ampolle anonime di olio o bottiglie rabboccate. ‘È un diritto di tutti – continua la Clodoveo - sapere che cosa stiamo introducendo nel nostro corpo, soprattutto alla luce di quanto osservato dai più recenti studi medici sui grassi. Già dire extravergine oggi potrebbe non bastare’. Tutte le volte che a tavola si trovano bottiglie di olio ben etichettate, meglio se da stappare al momento, come accade per il vino (per evitare i fenomeni di ossidazione), si va nella direzione della doppia consapevolezza: quella del ristoratore e quella del consumatore. ‘Ma soprattutto - sottolinea la ricercatrice - si rivendica il diritto all’igiene, alla conservazione delle proprietà salutistiche ed organolettiche nella forma più integra possibile, alla certezza che il contenuto corrisponda alla dichiarazione esterna’. L’idea della ‘rivoluzione culturale’ proposta nel video è semplice: offrire l’olio in bottigliette sigillate della capacità di 50-100 ml, che, al termine della consumazione, il cliente possa portare a casa, come promemoria per gli acquisti. «D’ora in poi un buon ristoratore – conclude Maria Lisa Clodoveo - lo si riconoscerà anche dalla qualità dell’olio d’oliva che utilizza e che porta in tavola» Questo l’indirizzo utile per poter visionare del video: https://www.facebook.com/ristorantipugliesiinitalia/videos/1929643467280600/

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