Via libera all'etichetta Made in Italy

Il decreto pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale

23/02/2017
I furbetti del falso Made in Italy hanno le ore contate. E' arrivato, infatti, il via libera per l'indicazione di origine obbligatoria per il latte e i prodotti lattiero - caseari. Si porrà, così, finalmente fine all'inganno della vendita di latte o di mozzarelle spacciate come prodotte in Italia, ma in realtà realizzate con latte o cagliate provenienti dall'estero, e senza che ci fosse una indicazione precisa in etichetta. “Il provvedimento è scaturito dalla guerra del latte scatenata lo scorso anno dalla Coldiretti contro le speculazioni insostenibili sui prezzi alla stalla – dice il presidente di Coldiretti Puglia, Gianni Cantele - e sta portando ad un sostanziale aumento dei compensi riconosciuti agli allevatori senza oneri per i consumatori. E’ un grande successo per tutto il mondo agricolo e per gli allevatori che versano in una grave situazione per colpa del prezzo del latte". Il decreto “Indicazione dell'origine in etichetta della materia prima per il latte e i prodotti lattieri caseari” è stato finalmente pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n.15 del 19 gennaio 2017 in attuazione del regolamento (UE) n. 1169/2011 firmato dai ministri delle Politiche Agricole Maurizio Martina e dello Sviluppo Economico Carlo Calenda. Saranno 80mila le mucche pugliesi che potranno porre la loro 'firma' sulla produzione di latte, formaggi e yogurt. In Puglia a fronte dei 1.939 allevamenti che producono 3,6 milioni di quintali di latte bovino, le importazioni di latte dall’estero raggiungono i 2,7 milioni di quintali e i 35mila quintali di prodotti semi-lavorati quali cagliate, caseine, caseinati e altro, utilizzati per fare prodotti lattiero-caseari che vengono, poi, venduti come prodotti lattiero-caseari “Made in Puglia”. Nello specifico, il provvedimento riguarda l'indicazione di origine del latte o del latte usato come ingrediente nei prodotti lattiero-caseari e prevede l'utilizzo in etichetta delle seguenti diciture: a) “Paese di mungitura”: nome del Paese nel quale è stato munto il latte; b) “Paese di condizionamento o di trasformazione”: nome del Paese nel quale il latte è stato condizionato o trasformato. Se il latte o il latte usato come ingrediente nei prodotti lattiero - caseari sia stato munto, condizionato o trasformato, nello stesso Paese, l'indicazione di origine può essere assolta con l'utilizzo della seguente dicitura: “origine del latte”: nome del Paese. Se, al contrario, le operazioni indicate si svolgono nel territorio di più Paesi membri dell'Unione europea, per indicare il luogo in cui ciascuna singola operazione è stata effettuata, possono essere utilizzate - precisa la Coldiretti - le seguenti diciture: “latte di Paesi UE” per l'operazione di mungitura, “latte condizionato o trasformato in Paesi UE” per l'operazione di condizionamento o di trasformazione. Infine qualora le operazioni avvengano nel territorio di piu' Paesi situati al di fuori dell'Unione europea, per indicare il luogo in cui ciascuna singola operazione è stata effettuata, possono essere utilizzate le seguenti diciture: «latte di Paesi non UE» per l'operazione di mungitura, «latte condizionato o trasformato in Paesi non UE» per l'operazione di condizionamento o di trasformazione. Per le violazioni si applicano le sanzioni di cui all'art. 4, comma 10, della legge 3/2/2011, n. 4.