Renato Morisco
Gastrosofo, patron Villa Morisco

Una proposta per una sana
e corretta alimentazione

10/2018

    Nei Paesi industrializzati, a reddito elevato, la durata della vita media è aumentata sensibilmente per le migliori condizioni igieniche, l’accresciuto benessere alimentare, il progresso delle scienze mediche e più ampia disponibilità di farmaci.
    Secondo le statistiche nel corso del Novecento si è guadagnato un anno di vita ogni tre anni di calendario: all’inizio del secolo la durata media di vita era di circa 50 anni, alla fine del secolo era di 77 anni per gli uomini e di 83 per le donne. Attualmente si aggira intorno a 80 per gli uomini e 84 per le donne.
    E’ indubbio che tra i diversi fattori della maggiore durata della vita abbia contribuito l’aumentata disponibilità di cibo, la scomparsa di tipiche patologie comuni fino alla metà del Novecento, legate alla malnutrizione quali le avitaminosi (pellagra, scorbuto, beriberi), il rachitismo e le distrofie da alimentazione.
    Allo stesso tempo, però, errori nella alimentazione possono divenire causa di patologie che nell’età avanzata trovano il fattore di rischio più importante nelle malattie cardio e cerebrovascolari, nei tumori, nell’artrosi, nella demenza senile.
    Infatti, è stato affermato che "l’epidemia del XX secolo” cioè la malattia aterosclerotica che con la trombosi cerebrovascolare e con l’infarto del miocardio è al primo posto tra le cause di morte e d’invalidità ha i suoi tassi di mortalità e di morbosità più elevati nei paesi appartenenti alla cosiddetta “civiltà del benessere”, proprio dove il processo di industrializzazione avanzata si accompagna al maggiore avanzamento delle tecnologie biomediche .
    A questo proposito alcuni studi hanno evidenziato che circa il 35% dei tumori è dovuto all’alimentazione, il 30% al fumo, il 3% all’uso di bevande alcoliche.
    Giustamente, come ha fatto rilevare il prof. Silvio Garattini, la maggior parte delle malattie non piove dal cielo, ma dipende dalle nostre cattive abitudini di vita. Fumo, alcool, malnutrizione e alimentazione in eccesso e sedentarietà sono divenute le cause del crescente aumento delle spese del sistema sanitario.
    Pertanto, una vita longeva, è auspicabile possa avvenire in uno stato di benessere nell’età avanzata, per concludersi in una serena morte naturale, con l’auspicio di vivere a lungo e bene, come in una condivisa osservazione del premio Nobel Rita Levi Montalcini, morta nel 2012 ultracentenaria: “ Non è importante aggiungere anni alla vita, ma vita agli anni.”
    Per questi motivi, già da diversi anni la corretta e sana alimentazione è divenuta oggetto di interventi da parte di diversi settori disciplinari: il Ministero per le Politiche agricole è stato promotore attraverso l’Istituto Nazionale di ricerca per gli alimenti e la nutrizione pubblicando volumi divulgativi destinati al pubblico e mezzi di informazione e opere scientifiche per medici e dietologi.
    Accanto al sano comportamento alimentare è importante aumentare il dispendio energetico attraverso una regolare e quotidiana attività fisica, evitando la tendenza ad una vita sedentaria favorita dall’evoluzione verso attività lavorative meno fisiche.
    In un interessante studio sull’evoluzione dei consumi alimentari (A. Pacciani e altri, 1996) si osservava che anche nel nostro Paese è stata raggiunta la cosiddetta “fase di sazietà”, caratterizzata da una stazionarietà dei consumi alimentari pro-capite, almeno per quanto riguarda gli aspetti della nutrizione (quantità di calorie totali). Era in atto, al contrario, una fortissima dinamicità all’interno delle grandi categorie merceologiche, per esempio nell’ambito della categoria ‘latte e derivati’ con un sensibile aumento di yogurt e formaggi freschi, riduzione di proteine e grassi di origine vegetale e incremento di proteine, di grassi di origine animale, di zuccheri e conseguente riduzione della quantità di fibre e vitamine.

    I consumi pro-capite, all’inizio del terzo millennio, sono stazionari per i prodotti di origine vegetale (pro capite 512 kg/anno, 1,7% meno del 1970), con variazioni all’interno delle categorie, minore consumo di cereali e lieve aumento di frutta e ortaggi, sensibilmente cresciuti consumi per carne, per uova e latte (pro capite 356 kg/anno, 50% in più rispetto al 1970).
    In particolare, si osserva un sensibile aumento dei grassi animali rispetto ai vegetali. In pratica, quel regime alimentare, tipicamente mediterraneo e tendenzialmente più ricco di prodotti vegetali, è stato sostituito da un modello europeo più carnivoro.
    La risonanza a livello internazionale che ha avuto l’UNESCO nel promuovere la “Dieta Mediterranea”, patrimonio immateriale dell’umanità, esaltando come modello alimentare un antico stile di vita del nostro mondo contadino del passato di cui la Puglia è ancora un modello per la ricchezza dei suoi prodotti tipici, è un forte richiamo ai principi di una sana alimentazione.
    Lo scienziato americano Ancel Keys negli anni 60 notò una bassissima incidenza di malattie delle coronarie presso gli abitanti del Cilento e dell’isola di Creta, nonostante un elevato consumo di olio di oliva ed avanzò l’ipotesi che ciò fosse da attribuire al tipo di alimentazione caratteristica di quelle aree geografiche.
    In seguito a queste osservazioni prese avvio la famosa ricerca “7 countries study”, ricerca basata sul confronto dei regimi alimentari di 12000 persone di età tra 40 e 59 anni sparsi in sette Paesi del mondo (Filanda, Giappone, Grecia, Italia, Olanda, USA, Jugoslavia).
    I risultati dell’indagine non lasciarono dubbi: la mortalità per cardiopatia ischemica (infarto) era molto più bassa presso le popolazioni mediterranee rispetto a Paesi come la Finlandia dove la dieta è ricca di grassi saturi (burro, strutto, latte e derivati, carni rosse).
    Diversi studi recenti hanno confermato le osservazioni di Ancel Keys sull’importanza dell’alimentazione nella maggiore durata della vita. Il Progetto Hale (Healthy Ageing Longitudinal Sudy in Europe ) ha osservato per 10 anni soggetti, uomini e donne di età compresa tra 70 e 90 anni provenienti da diversi paesi europei che avevano aderito ad una alimentazione di tipo mediterraneo, non erano fumatori o che avevano smesso di fumare da più di 15 anni, fisicamente attivi e che consumavano moderate quantità di alcol, presentavano tassi dimezzati di mortalità per cardiopatia coronaria, per malattie cardiovascolari, per tumori e per altre cause.
    Analoghi risultati sono stati osservati nel programma EPIC ( Elderly Prospective, Cohort Study) su un campione di 75000 uomini e donne di età superiore a 60 anni la cui alimentazione di tipo mediterraneo era caratterizzata da un elevato contenuto di vegetali (legumi ,frutta, ortaggi, cereali), da un moderato consumo di pesce, da un basso contenuto di grassi saturi e da un alto contenuto di grassi insaturi, particolarmente di olio extravergine di oliva, da un basso contenuto di latticini, formaggio e yogurt, da un limitato consumo di carne, da un moderato consumo di alcol, quasi esclusivamente sotto forma di vino: la mortalità più bassa, associata a tutte le cause, è stata registrata nei Paesi europei, che si alimentano con il modello mediterraneo. Inoltre, lo studio ha dimostrato che quando i grassi monoinsaturi (olio di oliva), non sono facilmente disponibili è possibili sostituirli e avere lo stesso beneficio dai grassi polinsaturi.


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