Grano Buono di Rutigliano


Introduzione

Il “Grano Buono di Rutigliano” è un frumento duro coltivato da tempo in areali circoscritti del Sud-Est barese.


Aspetto e sapore

I dati rilevati ad oggi riguardano la morfologia della pianta e della cariosside, la gestione colturale sostenibile, la produzione, la qualità (peso mille semi, peso ettolitrico, contenuto ceneri, contenuto proteico, composizione dei gruppi proteici della cariosside), la risposta alla cottura. Si procederà in seguito anche all’analisi genetica di alcuni gruppi di componenti proteiche della cariosside e all’impiego di metodi innovativi per la tracciabilità nell’ambito della filiera cerealicola. Per accertare e dimostrare le sue peculiarità, le caratteristiche di questo grano saranno messe in relazione a quelle di altri grani antichi e di varietà commerciali.


Zona di produzione

La zona di produzione è l'Agro di Rutigliano (Ba). La coltivazione portata avanti da alcuni agricoltori locali, è strettamente connessa al consumo familiare delle cariossidi intere utilizzate per la preparazione di piatti tipici della cucina locale.


Gastronomia

Il “Grano Buono di Rutigliano” è utilizzato per preparare minestre di grano e legumi seguendo ricette tipiche del territorio. Il suo consumo culmina il giorno della “festa del grano” in programma a Rutigliano nel mese di luglio da oltre 20 anni.


Commercializzazione

Individuati caratteri genetici potenzialmente interessanti anche da un punto di vista nutrizionale, Il “Grano Buono di Rutigliano” potrà conquistare un ruolo nell’ambito dei prodotti alimentari, inseriti in piccoli segmenti commerciali, ma di elevato valore economico. Primo passo per il raggiungimento di tale obiettivo sarà quello di combinare sapientemente tra loro le azioni annesse alla salvaguardia, produzione e valorizzazione di tale risorsa al fine di avvantaggiare agricoltori, comunità locale e operatori delle micro filiere del territorio che da tempo lo impiegano per la preparazione di ricette tradizionali.


Nota distintiva

Nel 2013 nell’ambito del progetto SaVeGraINPuglia, Progetto Integrato per la Biodiversità (PSR PUGLIA 2007-2013, Misura 214/4 sub-azione a), questo frumento è stato inserito nel gruppo di risorse genetiche vegetali cerealicole da tutelare in particolare tra i grani antichi da riscoprire, salvaguardare e conservare. A tal scopo sono state recuperate informazioni storiche, saperi, usi e tradizioni dagli agricoltori più anziani. Sono stati inoltre valutati alcuni aspetti qualitativi della granella ed è stato conservato in loco (“in situ”), fornendo la possibilità, a chi lo coltivava da tempo a livello familiare, di continuare a coltivarlo incrementando le superfici destinate alla sua produzione. Gli attori locali (Comune di Rutigliano, Associazione Portanuova e Gruppo di Azione Locale del Sud-Est Barese), considerato l’elevato interesse del mercato per i prodotti di nicchia, hanno più volte discusso in merito alle potenzialità qualitative ed economiche del “Grano Buono di Rutigliano”, stilando e sottoscrivendo il 27 aprile 2015, un “PROTOCOLLO DI INTESA” in collaborazione con Enti Pubblici di Ricerca di Bari quali il Consiglio per la Ricerca in Agricoltura (CREA-SCA), il Consiglio Nazionale delle Ricerche Istituto di Bioscienze e BioRisorse (CNR-IBBR), l’Università degli Studi “Aldo Moro” e il Politecnico di Bari. Fine ultimo del protocollo, nell’ambito del quale sono previste attività di ricerca multidisciplinari, a cura di più ricercatori, sarà quello di definire le caratteristiche che contraddistinguono questo grano duro in maniera univoca agevolando il processo di valorizzazione.
Per maggiori informazioni: Benedetta Margiotta - Ricercatore CNR - IBBR, Bari - email: benedetta.margiotta@ibbr.cnr.it